La mia politica
In poche righe vorrei comporre un elogio della politica: la stessa politica di cui spesso si elencano le nefandezze osannando, per contrario, quella che è stata definita per lungo tempo l’antipolitica dei “vaffa...” e dei girotondi.
Possiamo essere soddisfatti della politica oggi? Certamente no! Neppure io lo sono, ma la risposta non può essere un lamento generalizzato. Non c’è nulla che nutra di più la cattiva politica della deriva dell’antipolitica, cioè l’idea che la politica si possa cambiare esorcizzandola, strappandola come un'erbaccia che va estirpata, anziché facendo la fatica quotidiana di un tentativo positivo.

Un tentativo è di per sé sempre imperfetto e, come tutti i tentativi umani in ogni campo, dall’impresa alla ricerca fino alla vita affettiva, è sempre sottoposto al limite e all’errore e dunque alla critica. Ma un tentativo positivo, orientato alla volontà di costruire anziché a quella di distruggere, è ciò di cui abbiamo bisogno.
Mi ha sempre colpito questa strana inclinazione dell’uomo e di tutta la natura, per cui è più facile distruggere. È così difficile costruire! “Fa più rumore una pianta che cade di una foresta che cresce”.
Ma siamo tutti sulla stessa barca, la barca della famiglia umana - che si chiami nazione, regione, comune - e questa barca procede solo se qualcuno fa la fatica di mettersi ai remi. In politica è più vero che altrove.
Anche da noi esistono ancora ideali che ci appassionano e valori che ci tengono uniti, da quello che unisce, non da quello che divide, da ciò che include, non da ciò che esclude!  Se il criterio di giustizia attraverso cui la vagliamo non ha un briciolo di simpatia, di carità per quell’imperfezione del tentativo che ci accomuna tutti, allora diventa il più disumano degli errori. 
C’è infatti un altro e più sottile rischio che va evitato: trasformare l’ideale in sogno, in mito. Lo diceva bene tempo fa l’allora Card. Ratzinger a una delegazione di politici tedeschi: “l’irrazionalità dei miti politici sono il vero rischio del nostro tempo. Il politico ha da essere sobrio e attuare ciò che è possibile; non è compito del politico reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile (…) limitarsi al possibile sembra una rinuncia alla passione morale (…) ma il compromesso stesso, non l’assenza di ogni compromesso, è la vera morale dell’attività politica”
La vera morale, in politica, è il compromesso sul possibile. Un tentativo continuo, ostinato, quasi sempre ingrato, di trovare il punto di incontro, di mediazione, possibilmente da parte di tutti (azzurri, rossi, verdi…). Questa è la forma più alta di politica che io conosca. 
Per questo, oggi più che mai mi sembra più convincente chi si ostina a percorrere la strada del possibile e cerca realmente di arrivare allameta. Non sempre ci riuscirà, ma almeno ci avrà provato, invece di stare comodamente a guardare senza sporcarsi le mani. Perché sono questi uomini con il loro remare quotidiano – testardo e sempre pronto a ricominciare con chi ci sta – che fanno avanzare la barca di tutti. In politica come nella vita. Davanti a costoro, di destra e di sinistra, io mi tolgo il cappello.


  • Scrivimi

Credits